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Oggi è Dom 5 febbraio 2012
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STRONGOLI
Provincia di Crotone (KR)
Abitanti:
6.000 circa
Altezza: s.l.m. 355 m
Economia: agricoltura, terziario, piccole industrie
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Agriturismo: Ceraudo a Dattilo,
Brasacchio a Serpito
Marina: a otto chilometri
circa, si sviluppa su cinque chilometri di litorale
Minerali: zolfo, non più
sfruttato; gesso affiorante e cristalli su roccia
celestina
Manto Boschivo: olivi e Pantano
(bosco demaniale a nord della foce del fiume Neto
con passo di uccelli migratori)
Associazioni: ACAS, Pro-Loco,
Fidelis Petelia, Misericordia, Nuova Lafagosav, Agisci-Scout,
Gruppo Helios
Informazioni: Ufficio Turistico
Pro-Loco Tel. 0962 88234
Telefoni utili: Comune di
Strongoli 0962 81051 (fax 0962 89366)
Documentazioni serie ed indiscutibili
collocano l’odierna Strongoli nel sito dell’antica
Petelia. La leggenda vuole che l’origine di Strongoli
risalga alla nascita di Macalla e Petelia (1185 a.C.)
e che il suo fondatore Filottete sia stato un eroe
greco compagno di Eracle.
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LA STORIA
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La storia di Petelia è stata sempre collegata
a quella delle altre città della Magna Grecia,
in particolare Crotone e la sua rivale Sibari, città
sempre in lotta tra di loro per il primato politico
ed economico. Le divergenze furono tante, finché
non si arrivò ad una tragica guerra (che coinvolse
tutte le città) e in soli 70 giorni Crotone
distrusse la città di Sibari (510 a.C.), sommergendola,
alla fine, con le acque del fiume Crati. Il predominio
di Crotone fu incontrastato, per un certo periodo,
diventando la città più ricca dell’Italia
greca, la più potente, la più popolosa
comprendendo nella sua influenza tutte le città
dello Jonio compresa Petelia. La conquista romana
del meridione comincia con la caduta in mano dei Lucani,
dei Bretii, dei Sanniti, di Taranto e di Reggio. Così
anche Petelia diventa città romana, federata,
autonoma, con possibilità di coniare ed emettere
monete. Le monete, piuttosto rozze, riproducono in
alcuni tipi la dea Demetra velata e incoronata di
spighe, con sul retro Zeus nudo e appiedato con scettro
e fulmine nelle mani. Nell’autunno del 216 a.C. in
seguito alla notissima battaglia di Canne che terminò
con la strepitosa vittoria di Annibale sui Romani
e la perdita di 23.000 soldati da parte di essi, tutte
le città della Lucania e del Bruzio, non esitarono
un istante a ribellarsi ad essi e schierarsi dalla
parte dei Cartaginesi lasciando isolata Petelia che
subì pressanti minacce per costringerla a capitolare
alla loro volontà. I petelini, nell’assedio
finale contro i cartaginesi, consumate le ultime provviste
di viveri, si nutrirono di animali morti, divorarono
erbe, il cuoio rammollito degli scudi, le cortecce
degli alberi e, dopo undici mesi, ormai allo stremo,
cercarono la morte, pur di non arrendersi. Terminata
la guerra in Italia, Roma non dimenticò la
fedeltà ed il sacrificio di Petelia: e le diede
l’onorificenza di Città. La storia di Petelia
riappare con Giustiniano, l’Imperatore d’oriente,
il quale ordinò la ricostruzione del vecchio
castello di Petelia chiamato Strongylos (rotondo)
situato sull’acropoli della città. Nel 1349
il conte di Mileto Ruggero Sanseverino pervenne e
rimase fino al 1390, anno in cui passò al marchese
Nicolò Ruffo di Crotone. Dopo il 1400 ricompaiono
i Sanseverino che restano feudatari di Strongoli fino
al 1605 quando la feudalità venne acquisita
da Giovan Battista Campitello per 70.000 ducati. Annibale
Campitelli nel 1620 ebbe il titolo di "Principe
di Strongoli". Al feudo di Strongoli si succedono
i nipoti di Francesco Campitelli, Heronimo prima e
Ferdinando poi. Nel 1767 toccò a Salvatore
Pignatelli e poi a Ferdinando; nel 1799 a Francesco
che fu padre di Irene Pignatelli, la sposa di Leonardo
Giunti, padre di Giulia Giunti che diede il nome all’"Asilo
Giunti", tutt’ora esistente e funzionante, gestito
dalle suore "Dorotee" di Vicenza.
La successiva storia di Strongoli è legata
alle vicissitudini di quella nazionale, quindi partecipa
ed assiste al conseguimento dell’Unità d’Italia,
agli orrori delle Guerre Mondiali e di quelle d’Africa
e di Spagna, al fascismo, ai periodi di crisi economica
e politica, al passaggio dalla monarchia alla Repubblica.
Dopo il 1815, con il nuovo ordinamento amministrativo
del regno di Napoli, Strongoli passò dalla
Provincia di Cosenza a quella di Catanzaro. Dal 1992
è uno dei Comuni della nuova Provincia di
Crotone.
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IL FONDATORE: FILOTTETE |
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Filottete, leggendario guerriero,
figlio di Piante e compagno di Ercole, fu Re di molti
paesi ellenici. Condusse sette navi all’assedio di
Troja, distrutta la quale approdò nella costa
jonica. Durante il viaggio fu abbandonato dai compagni
nell’isola di Lemno a causa dell’insopportabile fetore
che emanava dalla ferita cancrenosa ad una gamba prodottagli
dal morso di un serpente. Rimase lì fino a quando
i Greci non andarono a riprenderlo.
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In seguito (poiché secondo l’oracolo senza l’arco
e le frecce Troia non poteva essere presa), Apollo
lo guarì e fu proprio Filottete a decidere le sorti
della guerra, uccidendo Paride con una freccia. Tornato
in patria fu cacciato dai suoi e riparò in
Italia, sbarcando nei pressi della foce del Neto dove
le donne troiane stanche di navigare incendiarono
le navi. Filottete non potendo continuare il viaggio,
si fermò nei pressi del Neto addentrandosi
nell’entroterra dove fu ospitato da gruppi di indigeni
accampati in capanne. Successivamente fondò
la città di: Macalla e Petelia. Macalla si
sviluppò sull’altopiano delle Murge fino al
III sec a.C., successivamente si registra il trasferimento
della popolazione a Petelia.
Molte sono state le supposizioni degli storici nelle
ricerche etimologiche del suo nome. Uno studioso inglese
ne farebbe derivare il nome da BaetYlia, che risponderebbe
rispettivamente a Casa e Dio.
La sua lingua primitiva fu certamente l’osca, che
aveva di comune con la latina le stesse regole grammaticali
e la numerazione.
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LO STEMMA DI STRONGOLI
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Il 1 agosto 2002, nella suggestiva Piazza di S. Maria
delle Grazie, è stato restituito ufficialmente
alla Città l’antico Stemma e nell’occasione
è stato consegnato il gonfalone comunale.
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Dopo il periodo fascista, l’antico stemma del 1741
non era stato adeguato con l’eliminazione del fascio
littorio. Il podestà dell’epoca, al contrario,
ritenne opportuno riformularlo inserendovi l’immagine
del cane, simbolo dell’antica fedeltà di Petelia
a Roma.
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Lo stemma originale conferisce
al paese il titolo onorifico di Città
per l’importanza storica che Petelia prima e
Strongoli poi hanno rivestito nei secoli "Petelia,
come tutte le città del tempo, non ebbe
stemma proprio, è città federata
prima e Municipio Romano dopo, dovè certamente
usare nelle insegne l’Aquila Romana. Solo nel
1100 comincia l’adozione degli stemmi in Europa,
ed in epoca non accertabile Strongoli ebbe il
suo. . .".
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"Rappresenta cinque monti in fiamma, a simboleggiare
i cinque cumuli, ai quali i petelini diedero fuoco
prima di cedere da Annibale la città; mentre
secondo altri, i colli raffigurerebbero le cinque
distruzioni subite". (Angelo Vaccaro). Intorno
allo scudo è presente un nastro riportante
la dicitura:
"URBS PETELIAE NUNC STRONGOLI" che
si può leggere anche sull’altare della cattedrale
della Chiesa di S. Maria e che ricorda un’antica tradizione
secondo la quale Strongoli fosse Petelia dei Bruzi,
ricordata da Virgilio.
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PERSONAGGI STORICI
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LEONARDO VINCI
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Compositore italiano nato a Strongoli tra il 1690
e il 1696.
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Su interessamento del principe di Strongoli Pignatelli,
si recò ad 11 anni a Napoli per iscriversi
al Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo,
nel quale ebbe come maestro Gaetano Greco e come condiscepolo
il celebre Pergolesi. Nel 1728, nello stesso Conservatorio,
ricoprì il posto del suo maestro, Gaetano Greco
(calabrese), deceduto nello stesso anno. Iniziò
la sua attività di compositore con spassose
commedie musicali (9 in tutto) su testi scritti in
dialetto napoletano.
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Nel 1719 scrisse per il teatro dei Fiorentini due
opere a carattere comico: "Lo cecato fauzo"
(il cieco falso) che fu la sua prima composizione,
su parole del Piscopio; le "Doje lettere"
(le due lettere). Una delle sue commedie, "Le
zite ‘n galera" del 1722, è stata ripresa
da Roberto De Simone, con molto successo, al Maggio
Musicale Fiorentino. Nello stresso anno, 1722, sempre
a Napoli, si impegnò nell’opera seria rappresentando
"Publio Cornelio Scipione". Scrisse anche
qualche Oratorio e una certa quantità di musica
sacra. Fu tenuto in particolare considerazione da
Metastasio del quale, forse prima di tutti, musicò
diversi drammi. Maestro della Real Cappella, si contesero
le sue opere i teatri più in voga del tempo.
La sua produzione musicale è depositata negli
archivi di S. Pietro a Maiella e, una discreta raccolta
di musica sacra, presso il fondo musicale della biblioteca
comunale di Assisi; altre composizioni nel British
Museum di Londra. Morì a Napoli il 28 maggio
del 1730. La produzione musicale superstite di Vinci
è impressionante per quantità e qualità,
ma al di fuori di pochi titoli (Zite ‘n galera, Contessa
dei numi, quale aria e quale brano strumentale), pochissimi
sono stati finora i tentativi di rieseguire la musica
ai nostri giorni. Da alcuni anni è in corso
la riscoperta del musicista Leonardo Vinci che era
stato a lungo tempo ingiustamente dimenticato. Il
Conservatorio di Reggio Calabria ha organizzato nell’anno
2002 un primo convegno studi dedicato a Vinci ed ha
promosso una edizione delle sue opere. Il Festival
dell’aurora del maggio Crotonese, nel 2003, settimo
anno della sua edizione attraverso il suo presidente
dottor Sergio Iritale, ha ritenuto opportuno promuovere
un più organico ed ambizioso progetto su Vinci
che coinvolgesse tutti gli studiosi interessati in
Italia e nel mondo. È nata così l’idea
di creare un Centro Studi "Leonardo Vinci"
a Crotone, promosso e gestito dal maggio Crotonese.
Il Centro Studi Vinci si propone la raccolta di riproduzione
fotografica (cd rom) o microfilm di tutte le musiche,
i libretti e le informazioni documentarie esistenti
su Vinci nel mondo, la collaborazione critica a tutte
le opere di Vinci, la promozione di convegni e seminari,
pubblicazioni ed altro.
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BIAGIO MIRAGLIA
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Venne educato al seminario di Cariati e nel collegio
italo-greco di S. Demetrio Corone; diciassettenne
appena, fu mandato a Napoli per studiare teologia.
Fu affiliato alla "Giovane Italia" in una
setta che intendeva unificare l’Italia a forma di
Repubblica. Nel moto insurrezionale del 14 marzo 1844
fu arrestato e condannato a sei anni di reclusione;
acquistò la libertà nel 1848 dopo la
promulgazione della Costituzione del 10 febbraio 1848
di Ferdinando I, dopo essersi rifugiato prima a Roma
e poi in Piemonte.
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Nel 1848 fu direttore de "L’Italiano delle Calabrie"
e successivamente gli fu affidata, dalla "Repubblica
Romana", la direzione de: "Il Monitore Ufficiale",
giornale della Repubblica. Fu garibaldino e alla caduta
della Repubblica Romana combatté a Velletri
e Palestrina e riparò a Genova e a Torino.
Dopo l'Unità d’Italia fu nominato Prefetto
di Pisa nel 1875, poi di Bari nel 1881. I suoi resti
sono custoditi in un’urna d’oro nel cimitero monumentale
di Firenze.
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IL CASTELLO
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Il vecchio castello “Strongilos”, voce greca che significa
rotondo, fu costruito (secondo quanto afferma Procopio
nel Bellum Ghoticum) verso il 550, per ordine di Giustiniano.
Si ignora quando e perché fu distrutto, ma
si presuppone che rimonti al periodo delle invasioni
e distruzioni saracene.
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Nel nono secolo il castello venne usato come prigione
e, nel 1939, risulta proprietà della famiglia
Giunti, subentrata nel possesso al principe Pignatelli.
Fino agli anni ’50 ha ospitato la Scuola Media Statale
nei locali superiori adibiti ad aule.
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Al centro del lato sud è ben visibile il nucleo
quadrilatero più antico che ha una tecnica
muraria diversa specie nella parte inferiore. L’attuale
Castello non ha nulla a che vedere con l’antico, in
quanto, per la struttura rettangolare e per il suo
sito, deve certamente ascriversi al periodo feudale
che va dal IX al XVI secolo. La sua costruzione, presumibilmente,
risale nel periodo che va dal 1240 al 1605, in quanto
di esso non si fa menzione nel noto ed interessante
registro di Federico II nel 1239.
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C’è chi crede però ch’esso sorga
sul posto dell’acropoli dell’antica Petelia e che
la sua struttura fosse stata alterata per il restauro
che apportarono i feudatari. Nella struttura del castello
si evidenziano conci di pietra più grandi e
più squadrati ed ha uno spessore murario maggiore
che nel resto della costruzione. Si sviluppa su due
piani come una torre di guardia. La torre angolare
sud-est ha pianta circolare, consta di due stanze
sovrapposte, ha copertura a tegole di coppo perché
adibito fino a qualche decennio fa a scopo civile.
La torre al lato sud-est a sinistra è detta
torre mozza perché vi si compivano le esecuzioni
capitali. Il lato est è ormai ridotto ad una
parete senza muro di appoggio. È agganciato
alla torre Sud-Est, ha profonde incrinature, rischia
di crollare sulle case. I soffitti sono a travi portanti.
Per quanto riguarda gli interni nel lato nord non
si ricordano divisioni interne, probabilmente era
la sala principale. Si ricordano soffitti e travi
di legno a tutta lunghezza e mattoni di cotto sui
pavimenti di fattura locale. Sul lato ovest e nord-est
si sono verificati dei crolli.
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CHIESE
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Chiesa S. Maria della Sanità detta dell’Ospedale.
Epoca:1618 (fondazione). Facciata con spioventi a
capanna e timpano triangolare. Il Portale è
con fasce decorative semplici. Campanile a tre ordini
con cupolino a pera. L’interno è ad una navata
con copertura a capriate. Nell’abside si innesta la
cupola. L’altare Maggiore: il fastigio a stucchi è
dipinto a finto marmo.
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Il soffitto è abbellito da stucchi bianchi
in forma di piccole cornici che racchiudono i simboli
della salute fisica. Sull’Altare Maggiore vi è
un quadro raffigurante la "Madonna con Bambino,
angeli e infermi", firmata "Francesco Santacaterina
nel 1855". Sull’altare a sinistra vi è
un dipinto raffigurante "Santa Lucia" firmata
"Francesco Basile nel 1883". Ai muri sono
appese le stazioni della Via Crucis in ceramica. Le
scale interne laterali portano al coro dove una volta
c’era l’organo. La chiesa e l’ospedale sono stati
fondati per volontà del Vescovo Sebastiano
Ghislieri nel 1618. L’ospedale non più esistente
è stato trasformato in abitazione privata.
L’edificio è completato da una piccola sacrestia.
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CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE
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La Chiesa di Santa Maria delle Grazie, restaurata
nel mese di agosto del 2004, è stata fondata
alla fine del XV secolo (1496/98). È a spioventi
con la torre campanaria accorpata a sinistra a tre
ordini. Dal secondo ordine si accede all’attiguo convento
oggi caserma dei Carabinieri, a destra vi è
una navata laterale rimasta embrionale. La facciata
è in ordini regolari a false lesene secondo
il gusto tardo neoclassico (risultano rifacimenti
alla metà dell’800). L’interno in un'unica
navata, ha la volta a botte con grandi cornici a muro
in stucco, che avrebbero dovuto contenere tele mai
eseguite. Sui lati vi sono otto altari inscritti in
arconi cechi. I finestroni in alto hanno ampi sguarci
ad unghia. Il coro è semplice e poggia su due
colonne. Il pavimento di maiolica è originale
anche se consunta. La navata ha decorazioni in stucco
bianco, ai finestroni, agli altari all’amblema dei
conventuali con ricco gioco di vedute e fiorami. La
Madonna protettrice del paese è oggetto di
particolare devozione e festeggiamenti solenni dal
13 al 15 Agosto.
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LA CATTEDRALE
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È intitolata ai Santi Pietro e Paolo, è
a tre navate con cappelle laterali. La facciata, a
timpano, ha il portale ad arco e lesene terminanti
in volute joniche e festoni più piccoli sui
portali laterali.
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Sulle fiancate vi sono le cappelle, la più
importante è quella del Sacramento a cupola
ornata all’esterno a tegole alternate. Il campanile
è a tre ordini con copertura a cupola ottagonale
a spicchi alternati. La chiesa all’interno conserva
la struttura di tipo romanico. Successivamente i numerosi
interventi hanno lasciato alla chiesa un aspetto fra
tardo rinascimentale e barocco con decorazioni murali
a croci ed a losanga di vago gusto orientale. La volta
e l’abside hanno pitture recenti (1950-53) raffiguranti
la Madonna, angeli, Santi, e Cristo Crocefisso. La
cupola è dipinta in azzurro e ha delle finestre
delle quali una sola a luce reale. All’interno di
questa cupola c’è una lastra finta che doveva
chiudere il corpo del Morelli, ma purtroppo il Vescovo
è stato seppellito altrove, rimane come testimonianza
del restauro del 1750. A sinistra c’è la cappella
dedicata alla Madonna del Capo con altare fondato
nel 1687 dai principi Pignatelli con paliotto in scagliola
di marmo colorato e fastigio a colonne.
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LA CHIESA DI S. TERESA D’AVILA
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La parrocchia di S. Teresa D’Avila in Marina di Strongoli,
è stata istituita il 16 aprile 1986, la sua
istituzione canonica è risultata dallo smembramento
della parrocchia di S. Pietro e Paolo di Strongoli,
smembramento resosi necessario per dare assistenza
religiosa alla ormai numerosa comunità di Strongoli
Marina. Nel 1984 i coniugi Luigi e Teresa Durante
donarono alla Curia di Crotone un appezzamento di
terreno, circa 700 mq. In prossimità della
zona denominata Località Tronga 216, odierna
Viale Macaone. È qui che avvenne la costruzione
dell’attuale Chiesa che, per volere della benefattrice,
fu intitolata a S. Teresa d’Avila. I lavori iniziarono
nel 1985 e vennero completati nell’anno successivo.
La Chiesa inizialmente nasce come una costruzione
e semplice e non poteva essere altrimenti, viste le
ristrettezze economiche che ne aveva caratterizzato
la nascita. E così, sin dall’inizio si sono
susseguiti una serie di lavori di miglioramento, finanziati
da tante offerte e contributi di fedeli devoti. Nel
1994 cominciarono i lavori di ampliamento e riparazione
della Chiesa, vista l’esigenza di adeguare la Parrocchia
alla crescita demografica che caratterizzava la marina.
Nel 1997 è stato presentato alla CEI (Conferenza
Episcopale Italiana) un progetto generale di sopraelevazione.
I lavori hanno interessato il rifacimento di tutta
la copertura dove sono stati ricavati anche altri
locali; tutto il rivestimento esterno, il portone,
l’elevazione del campanile, la lucidatura del pavimento.
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SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE MARIA DI VERGADORO
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La piccola Chiesa di Vergadoro si erge su una ridente
collinetta, nel territorio di marina di Strongoli:
eretta a Santuario con Decreto arcivescovile datato
31 maggio 1995 e dichiarata meta giubilare in occasione
del Grande Giubileo del 2000. La sua ubicazione è
particolarmente felice dal momento che, appena giunti
in questo suggestivo luogo, l’occhio rimane catturato
dalla straordinarietà del paesaggio sconfinato,
dove l’azzurro intenso del mare si perde nel celeste
mielato dell’orizzonte e dove lo spirito ritrova finalmente
la sua pace. Tracce storiche fanno risalire l’origine
del Santuario al ‘700 (si fa menzione in una relazione
vescovile ad limina del 1793, conservata nell’Archivio
Vaticano, nel quale il vescovo annota il suo passaggio
dalla chiesetta). Sempre nelle fonti si legge fa dicitura
"Santa Maria Virgae Aurea" per indicare
la Madonna qui venerata. In un alternarsi di storia
e leggende si racconta che un gruppo di pescatori,
scampati ad una terribile tempesta in mare, solo grazie
all’aiuto della loro fede, trovarono nelle reti una
tela raffigurante una signora con in braccio un bambino
ed in mano, quasi nel gesto di chetare l’impeto dei
flutti, una verga d’oro. Questo dipinto fu per i marinai
un segno del cielo ed essi, in omaggio alla Vergine,
eressero un edificio di culto sul piccolo colle nel
quale collocare la miracolosa tela. E così,
da quel giorno, ogni anno, nel mese di Maggio, nella
domenica coincidente con l’Ascensione del Signore,
si festeggia la "Madonna di Vegadoro", conosciuta
come "Madonna i Brigatori", protettrice
dei marinai, dei campi e dei contadini. Della tela
originaria, trafugata negli anni ottanta, non rimane
che il dolce ricordo ed il rifacimento fotografico.
Accanto al santuario è da ammirare un piccolo
e grazioso campanile a forma arcuata, che ricorda
le missioni in terra lontane, opere di un manovale
locale. Il culto della Beata Vergine di Vergadoro
è molto sentito dalla popolazione; la festa
prende il via 10 giorni prima dell’Ascensione con
una veglia di preghiera notturna, la cosiddetta "nottata",
il giorno dopo la statua della Vergine viene portata
in paese dove per giorni si celebra la novena della
Madonna fino alla domenica, quando tutti insieme,
a piedi, con un suggestivo pellegrinaggio di ben 8
chilometri, riaccompagnano la statua al santuario.
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DA VISITARE
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Il centro storico; Palazzo Giunti; la foce del fiume
Neto; il Casino di Fasana.
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CIBI CUCINE
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Salsiccia, Soppressata, salsiccia di coretto, sanguinaccio,
pezzi da "maiddra", carne salata, pezzi
da quadra, strutto vergine e "risimigghi",
gelatina, pipi salati, melanzane salate, alici e sarde
salate, bianchetto e sardella salati, pipi arrostiti
per l’inverno, olive morte, olive schiacciate.
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PIETANZE
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Salsiccia in cartoccio, broccoli "affocati",
cipolline di terra, polpette nel sugo, cicorie, pasta
e ceci, pasta e patate, castagne secche bollite, fave
secche, fagioli e broccoli calabresi, pasta piena,
pesci in "sauza", capretto della festa,
insalata di pomodori, insalate di patate, riso all’uovo,
uova in brodetto, frittata con amarilli, frittata
con asparagi, "mpanata", cotolette di ricotte
al sugo, baccalà e patate, baccalà fritto,
sardella o bianchetto e sardella, broccoli al piatto,
frissurata, melanzane ripiene, pipi e patate, antipasto
freddo di cozze, "pitta ,ccu sardi", "pitta
ccu risimugghi"," zuppa di patate e cocuzza",
"pitta ccu maiu","pitta ccu passali",
"pasta ccu sardi", "frese", alici
arriganate.
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DOVE SOGGIORNARE
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AZIENDA AGRITURISTICA DATTILO di Roberto Ceraudo,
Contrada Dattilo, Marina di Strongoli – Marina di
Strongoli Kr (0962 865613)
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